Emilio Vavarella rs548049170 1 69869 TT (The Other Shapes of Me): Sourcecode

A cura di Ramdom
4.05.2021 > 16.07.2021

rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me): Sourcecode è il titolo della terza mostra della trilogia espositiva ispirata al progetto rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me) di Emilio Vavarella, vincitore della 6.a Edizione di Italian Council (2019). Il progetto esplora le origini della tecnologia binaria e le sue più recenti applicazioni: dalla tessitura alla programmazione, agli algoritmi, ai software, ai processi di automazione, fino alla completa digitalizzazione di un essere umano.

Dopo “Idee, ipotesi, assunti e oggetti” (luglio-settembre 2020, Gagliano del Capo) e “Errori, limiti e malfunzionamenti” (gennaio-febbraio 2021, Shanghai) il progetto arriva a Bologna presso Gallleriapiù con il titolo “Sourcecode.” Il ‘codice sorgente’ è al tempo stesso origine ed elaborazione, fonte di vita ed effetto della sua tecnologizzazione. E proprio l’idea di ‘codice sorgente’ sorregge l’impianto concettuale, tecnico ed espositivo della mostra e del corpus di opere sviluppate per l’occasione.

Se le prime due mostre si sono concentrate sul processo di ricerca e la metodologia di lavoro dell’artista, la mostra di Bologna presenta per la prima volta il progetto di Vavarella nella sua completezza. Perno centrale è l’installazione rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me). Il titolo fa riferimento alla prima riga di testo risultante dalla genotipizzazione del DNA di Vavarella. L’opera parte dalla traduzione, effettuata dalla madre dell’artista, del codice genetico di Vavarella in tessuto usando una delle prime macchine computazionali moderne: il telaio Jacquard di fine Ottocento. Il risultato finale è un’opera monumentale composta da un tessuto, un telaio e un film—oggi parte della collezione permanente del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna.

La mostra include una serie di opere inedite intitolate Sections (The Other Shapes of Me). Si tratta di una serie di arazzi di medio e grande formato che ribalta i parametri imposti dalla macchina e dalla tecnologia disponibile alla fine dell’Ottocento, rimettendo l’uomo—in questo caso Vavarella e la sua altezza—al centro. Se infatti telaio, macchina Jacquard e schede perforate delimitano i confini tecnologici, scientifici ed estetici entro i quali è stato possibile dar vita ad un tessuto bicromo (in scala di grigi) di sessanta centimetri di larghezza per più di ottanta metri di lunghezza, l’altezza dell’artista costringe ad uno slittamento che impone l’utilizzo di una tecnologia più recente—il telaio elettronico—che ha prodotto come risultato finale un tessuto in quadricromia e più ampio in estensione. Ogni singolo pezzo—otto in mostra—è appunto una sezione allo stesso tempo del tessuto e del DNA di Vavarella. La terza ed ultima sala propone, invece, il ciclo Samples (The Other Shapes of Me): una serie di arazzi di piccolo e medio formato—nove in mostra—mai esposti in Italia. Ciascun arazzo corrisponde ad un campione di DNA dell’artista visualizzato attraverso processi eterogenei di elaborazione digitale.

Infine, la pubblicazione rs548049170_1_69869_TT edita da MOUSSE, curata da Emilio Vavarella, Claudio Zecchi e Paolo Mele, chiude la mostra in galleria. La pubblicazione nasce come un’estensione della ricerca dell’artista attraverso il contributo di quindici professionisti ed esperti in varie discipline—dall’arte alla filosofia, dalla biologia all’informatica, dall’economia all’artigianato.

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Emilio Vavarella  (Monfalcone, *1989) è artista e ricercatore presso la Harvard University, dove sta conseguendo un dottorato in Film, Visual Studies e Critical Media Practice. Vavarella ha studiato presso l’Università di Bologna, la Bezalel Academy di Gerusalemme, la Bilgi University di Istanbul e lo Iuav di Venezia. Il suo lavoro coniuga ricerca interdisciplinare e sperimentazione mediale ed esamina il rapporto tra soggettività, creatività non-umana, e potere tecnologico. Vavarella si è aggiudicato numerosi premi e riconoscimenti, tra cui: Exibart Prize (2020); Italian Council (2019); SIAE Nuove Opere (2019); Premio Fattori Contemporaneo (2019); NYSCA Electronic Media and Film Finishing Funds (2016); Primo Premio Francesco Fabbri per l’Arte Contemporanea (2015) Movin’Up Grant (2015); e Premio Lapsus per la fotografia – Celeste Prize (2013). Tra le più significative mostre recenti in Italia si segnalano Low Form al MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, a cura di Bartolomeo Pietromarchi; That’s It! al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna a cura di Lorenzo Balbi; RE-CAPTURE: Room(s) for Imperfection a cura di Federica Patti presso GALLLERIAPIÚ; La meglio gioventù, a cura di Andrea Bruciati a Villa Manin. Vavarella espone regolarmente nei più importanti spazi dedicati all’arte mediale, tra cui: ISEA, iMAL, Media Art Biennale, New York Electronic Arts Festival, EMAF, JMAF, ed in prestigiose locations come KANAL – Centre Pompidou; The Photographers’ Gallery di Londra; il Museo Nacional Bellas Artes di Santiago; il National Art Center di Tokyo; l’Eyebeam Art and Technology Center di New York; il Museum of Contemporary Art Vojvodina, l’Harvard Art Museum, la Fondazione Studio Marangoni e la Fondazione Bevilacqua La Masa. Il suo lavoro appare regolarmente su quotidiani, riviste di settore e pubblicazioni scientifiche.

 

Ramdom è un’organizzazione che si occupa di produzione culturale e artistica con sede a Gagliano del Capo, in provincia di Lecce. Fondata nel 2011, ha come obiettivo quello di promuovere progetti d’arte contemporanea dal respiro internazionale in dialogo con il territorio del Salento. Negli ultimi anni è stata promotrice di mostre, installazioni d’arte pubblica, residenze, workshop e incontri, tra cui i progetti Indagine sulle Terre Estreme e DEFAULT. Nel 2016 ha lanciato il programma di residenze Sino alla Fine del Mare, dedicato ad artisti e curatori under 35. Nel 2019 ha vinto la 6.a edizione dell’Italian Council con il progetto rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me) di Emilio Vavarella e nel 2020 l’8.a con l’opera Tools for Imagination di Céline Condorelli. È anche partner del progetto Fluxo di Alessandro Sciarroni con Arthub, vincitore della 9.a edizione dell’Italian Council.

 

Partners Istituzionali:

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (Italia); The Film Study Center (Harvard); Arthub (Shanghai)

Partners tecnici:

Tessitura Giaquinto (Gagliano del Capo, LE)

 

Immagini mostra