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I Lied in Visa Center

posted on dicembre 21st 2017 in with 0 Comments

Quando:
1 febbraio 2018–14 aprile 2018 giorno intero
2018-02-01T00:00:00+01:00
2018-04-15T00:00:00+02:00

I Lied in Visa Center

a cura di Kateryna Filyuk

 

Ana Blagojevic (RS/IT), Andrii Dostliev (PL/UA), Lia Dostlieva (PL/UA), Alevtina Kakhidze (UA), Ola Lanko (NL/UA), Elena Mazzi in collaborazione con Enrica Camporesi (IT), Stefan Milosavljevic (RS/IT)

 

01.02.18 > 14.04.18

opening sabato 03.02.18

 

I Lied in Visa Center riflette sulla drammatica alterazione dei ricordi e dell’identità innescata dagli spaesamenti, frutto di partenze forzate. Mentre il sociologo polacco Zygmunt Bauman introduce nei suoi scritti il concetto teorico dell’identità fluida, gli sradicati in ogni angolo del mondo lo vivono sulla propria pelle, venendo fisicamente separati dalle manifestazioni materiali delle loro storie personali quali documenti, fotografie e registri ufficiali. Spesso attraverso questo stesso oblio forzato, ricostruiscono i loro ricordi frammentati da zero per ricominciare da capo e per imparare a conoscersi meglio. Gli artisti invitati trattano esperienze personali e non sia a livello emotivo che intellettuale.

In mostra emergono due diverse, ma non necessariamente opposte, narrazioni che oscillano tra l’alterazione del passato e la sua rivisitazione. In entrambi i casi, il soggetto deve affrontare il suo passato e questo crea spazio per la riflessione. Tuttavia, ciò che la maggior parte delle opere cerca di sottolineare, è che non esiste né una soluzione universale, né bianco o nero, e nemmeno una separazione definitiva tra verità e menzogna.

Mentre la maggior parte delle storie sugli sfollati e sui rifugiati si concentrano sulle disgrazie e i problemi che affrontano per arrivare in Europa, I Lied in Visa Center indaga le condizioni psicologiche dei nuovi arrivati ​​e attinge ai loro ricordi personali e al modo in cui influenzano la loro situazione attuale. Per descrivere la sua esperienza, il richiedente asilo nel video Performing the self – the interview di Elena Mazzi in collaborazione con Enrica Camporesi dice “Implica entrare in un spazio nuovo – in una zona forse d’altri? – in un territorio ovunque caratterizzato dal movimento: il passaggio delle parole, la carovana del pensiero, il flusso dell’immaginario, lo slittamento della metafora, la deriva nella pagina, gli occhi raminghi …”

 

#displacement #memories # identity #fluididentity #roots #oblivion #liquidsociety #groupshow

 

Katerina Filyuk (1986) è curatrice e critica d’arte. Ha un master in Filosofia all’Università Nazionale I.I. Mechnikov di Odessa. Ha lavorato per la Prima Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Kiev ARSENALE 2012 come Managing Editor del catalogo e coordinatore della piattaforma di discussione. Nel 2012 ha partecipato al 4° Corso Internazionale per Curatori della Biennale di Gwangju, seguito dalla Fellowship Internazionale di Ricerca MMCA al Museo Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea della Corea con un saggio finale sulla New Media Art coreana nel 2014. Ha preso parte al 21° corso del Programma Curatoriale De Appel 2015/16. Nella primavera del 2017 ha preso parte al programma di residenza per giovani curatori presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino con il progetto conclusivo A house, halfway. Nel 2017 ha co-curato il Festival di giovani artisti ucraini al Mystetskyi Arsenal. Attualmente è Chief Curator presso IZOLYATSIA (Kiev). Vive e lavora a Kiev e a Palermo.