Agenda

Ott
11
mer
2017
Gluklya “Debates on Division” in “Russian Turn” @ BOZAR, Brussels, BE
Ott 11 2017–Dic 31 2018 giorno intero

Russian Turn è un ciclo interdisciplinare di incontri con artisti e intellettuali russi. In uno scenario di crescenti tensioni dentro e fuori i confini europei, BOZAR sta unendo le forze con artisti e intellettuali per sviluppare una visione rinnovata dell’Europa e del suo futuro. Dove e quando inizia l’Europa e dove finisce? Quali sono i confini dello spazio culturale europeo? Riteniamo che la Russia sia parte della storia europea e che la sua cultura faccia parte del nostro comune patrimonio europeo. Riteniamo pertanto di non poter lavorare per un progetto europeo senza il contributo creativo di artisti e intellettuali russi.

Non limitandosi alla politica contemporanea, Russian Turn mira a coinvolgerli in una conversazione sulle aspirazioni condivise e sulle paure odierne.

Dalla sua fondazione nel 1928, BOZAR ha mantenuto stretti legami con il mondo dell’arte russo. Nonostante gli attriti tra est e ovest, alcuni dei principali artisti e musicisti russi sono stati invitati a suonare a BOZAR nel corso degli anni, tra cui i ballerini dei Ballets Russes di Diaghilev, Dmitry Shostakovitch e Igor Stravinsky, Grigoriy Sokolov e Valery Gergiev. Nel 2014, in mezzo ai timori di una nuova Guerra Fredda con la Russia, BOZAR ha tenuto una grande mostra, intitolata “Facing the Future: Art In Europe”, 1945-1968, che ha sfidato la nozione di un continente diviso, nel passato e nel presente. Allo stesso modo, Russian Turn propone di scoprire luoghi unici, idee e persone della Russia contemporanea. Lavorando con artisti e intellettuali russi, rivolgiamo il nostro sguardo all’Europa di domani, esaminando il ruolo della Russia.

Set
12
mer
2018
Gluklya @ Garage Museum of Contemporary Art – Moscow
Set 12 2018–Gen 27 2019 giorno intero

Gluklya @ Garage Museum of Contemporary Art per The Fabric of Felicity, un progetto internazionale che mette in mostra l’utilizzo dell’abbigliamento nell’arte, totalmente al di fuori dal mondo della moda. L’esibizione coinvolge cinque continenti e oltre quaranta artisti, tra i quali alcuni rappresentanti delle avanguardie storiche, membri della scena artistica underground Sovietica e Brasiliana, e nuove generazioni di artisti provenienti da Russia, Giappone, USA, Zimbabwe e altri paesi.

La geografia dell’esposizione segue una sorta di via della seta del 21esimo secolo: le rotte dei trasporti intercontinentali e dei cicli produttivi dal materiale grezzo, il tessuto, al ready-to-wear dei brand mondiali più democratici. Basata su una serie di viaggi di ricerca dalla Svezia al Bangladesh passando sulla via di Ivanovo (Russia) e Biella (Italia), The Fabric of Felicity mina la concezione stereotipica di Ovest ed Est, Nord e Sud, e suggerisce si mettere sullo stesso piano i media artistici, i metodi e le tradizioni.

Curata da Valentin Diaconov, Ekaterina Lazareva, e Iaroslav Volovod, The Fabric of Felicity aspira a svelare variazioni e paradossi nelle dicotomie anonimato-personalità, nel lavoro e nel vestiario.

 

 

East Gallery, Garage Museum of Contemporary Art.

Athi-Patra Ruga The Night of the Long Knives #1, 2013. Courtesy dell’artista e WHATIFTHEWORLD, Cape Town

Set
15
sab
2018
Emilio Vavarella in ROBOT LOVE (Eindhoven, NL)
Set 15–Dic 2 giorno intero

Emilio Vavarella partecipa a ROBOT LOVE (Eindhoven, NL) con l’opera “Do you like cyber?”.

ROBOT LOVE investiga la connessione tra umani e robot. Le nuove tecnologie ci risvegliano e ci offrono nuove opportunità. La robotica e l’intelligenza artificiale ci sfidano a ripensare a chi siamo e cosa vogliamo diventare. ROBOT LOVE si svolge su piattaforme diverse. Oltre agli artisti, la lista dei nomi mostra anche chi ha contibuito al programma pubblico di ROBOT LOVE e gli autori della pubblicazione (contrassegnati con *) a colori di 250 pagine sarà disponibile pochi giorni prima dell’apertura dell’esperienza espositiva (Terra Publishing, ISBN 9789089897763).

Artisti partecipanti:

Army of Love | Korakrit Arunanondchai | Minoru Asada* | Margaret Atwood* | Johann Arens | Trudy Barber* | Adam Basanta | Will Benedict | Margriet van Breevoort | Bureau d’Etudes | Felix Burger
 | Server Demirtas | Maartje Dijkstra | Stephanie Dinkins | Disnovation | Aleksandra Domanović | Marco Donnarumma | Driessens & Verstappen | Maxim Februari* | Zoro Feigl | Gijs Frieling/Job Wouters | Arnon Grunberg* | Funda Gül Özcan | Giep Hagoort* | Bart Hess | Roger Hiorns | Joey Holder | Pierre Huyghe/Philippe Parreno | Jennifer Kanary*| Katerina Kolozova* | Kondition Pluriel | Lancel/Maat | Gael Langevin | Lawrence Lek | Koert van Mensvoort* | Reija Meriläinen | Reza Negarestani* | Ingo Niermann* | Albert Omoss | Hans Op de Beeck | Adams Ponnis | Ine Poppe | Suzanne Posthumus | Johannes Paul Raether | L.A. Raeven | Jan Redzisz* | Patrícia J. Reis | Tobias Revell* | Sam Samiee / Mohammad Salemy* | Floris Schönfeld | Bartosz Seifert | Martijntje Smits* | Femke Snelting* | Giselle Stanborough | Hito Steyerl | Hidenobu Sumioka | Anna Uddenberg | Erik Vlemmix/ Henrique Nascimento | Emilio Vavarella* | Anouk Wipprecht* | Pinar Yoldas | Liam Young

Set
29
sab
2018
Apparatus 22 _ Arrangements & Haze
Set 29–Dic 22 giorno intero

opening 29.09.18 h.18

29.09.18  > 22.12.18

 

GALLLERIAPIÙ ha il piacere di annunciare “Arrangements & Haze”, il secondo solo show in galleria del collettivo artistico Apparatus 22.

Mentre i lavori della serie precedente “Several Laws. The Elastic Test” si collocano nei tempi nebulosi in cui stiamo vivendo attraverso una critica alle innumerevoli norme che modellano il corpo nella società contemporanea, “Arrangements & Haze” cambia il punto di vista. Spostando la riflessione sul corpo in un futuro lontano, il collettivo anticipa pensieri poetici che si snodano tra il viscerale e il digitale, tra il piacere e l’abuso e, soprattutto, tra l’impossibile e ciò che potrebbe essere plausibile solo attraverso una radicale immaginazione.

Protesi per l’immaginazione radicale, le opere presenti in mostra sono incentrate sulla fusione e l’intreccio di pensieri, energie, oggetti ed elementi al di là di ciò che è conosciuto, inconfutabile e manifesto al fine di evocare (le possibili) manifestazioni del corpo nel futuro secondo Apparatus 22.

Una sezione della mostra è composta da “Arrangements & Haze”, serie di otto testi su grandi ritagli di pelle che esplorano scenari di corpi radicali in relazione al lavoro, alla tecnologia, alla spiritualità, all’ergonomia estrema e all’economia. Nessun freno all’immaginazione, né tracce lineari di realismo. Apparatus 22 ha coniato il termine hardcore minimalism per evidenziare la tensione tra il semplice mezzo formale – un rettangolo di pelle bianca – e l’intensa quintessenza del messaggio tatuato su di esso.

L’intensità veicolata da una forma così sobria risulta possibile, paradossalmente, attraverso un eccesso di immaginazione, amore e criticità combinati insieme: un processo strettamente collegato a SUPRAINFINIT, ovvero il tentativo di Apparatus 22 di immaginare un universo in cui la speranza venga usata come strumento critico.

Questo tentativo si oggettivizza in mostra con un inedito corpo di lavori: strumenti ed esiti di uno studio di prototipazione rudimentale immaginario realizzato da Apparatus 22, che danno vita ad uno spazio rituale per affrontare problemi essenziali relativi all’immaginazione di un nuovo corpo radicale. Al tempo stesso rudimentali e immaginifici, crudi e fragili, sciamanici e intrisi di (peculiare) logica: un eretico sogno ad occhi aperti, plasmato più e più volte.

La scelta dei titoli di queste opere ha tanta importanza quanto la realizzazione stessa degli oggetti, un modo per superare i limiti arbitrari del presente. Sempre ben consapevoli della prospettiva a lungo termine di qualsiasi forma di cambiamento radicale, ma anche della necessità di affrontare il problema etico e il pericolo che la ricerca scientifica diventi esclusiva nelle mani delle grandi società.

Una sorta di clandestino fluxus-like prototyping.

Nella penombra, qualcosa cresce.

 

Testi dei curatori Jean-Christophe Arcos (FR), Georgiana Cojocaru (RO), Anca Mihulet Kim (KR/RO), Clara Madaro (IT) e Josh Plough (UK, NL) completano con diversi punti di vista la lettura delle opere in mostra.

 

 

Apparatus 22 è un collettivo artistico transdisciplinare fondato nel gennaio 2011 dagli attuali membri Erika Olea, Maria Farcas, Dragos Olea insieme a Ioana Nemes (1979-2011) a Bucarest, Romania.

Dal 2015 tra Bucarest e Bruxelles, Apparatus 22 si definisce come un collettivo di sognatori, ricercatori, attivisti poetici e futurologi (falliti) interessati all’esplorazione delle intricate relazioni tra economia, politica, studi di genere, movimenti sociali, religione e moda al fine di comprendere la società contemporanea. Un recente argomento di ricerca e di riflessione nella pratica di Apparatus 22 è l’universo SUPRAINFINIT: un tentativo di immaginare un universo tra presente e futuro in cui la speranza venga usata come strumento critico.

Nei diversi lavori di Apparatus 22 – installazioni, performance, testi – la realtà si mescola con la finzione e la narrazione, e tutto si fonde con un approccio critico che attinge conoscenza ed esperienza dal mondo del design, della sociologia, della letteratura e dell’economia.

Le opere del collettivo sono state esposte in mostre e festival tra cui: La Biennale di Venezia 2013, MUMOK, Vienna (AT), Brukenthal Museum Contemporary Art Gallery, Sibiu (RO), MAK, Vienna (AT), Steirischer Herbst, Graz (AT), Akademie Schloss Solitude, Stuttgart (DE), Salonul de Proiecte, Bucharest (RO), Museion, Bolzano (IT), Kunsthalle Wien (AT), Onomatopee Eindhoven (NL), La Triennale di Milano (IT), BOZAR – Centre for Fine Arts, Brussels (BE), TIME MACHINE BIENNIAL OF CONTEMPORARY ART, D-0 ARK UNDERGROUND, Konji (BIH), Académie Royale des Beaux-Arts de Bruxelles (BE), TRAFO Gallery, Budapest (HU), Futura, Prague (CZ), Ujazdowski Castle – Centre for Contemporary Art, Warsaw (PL), Württembergischer Kunstverein Stuttgart (DE), Contemporary Art Museum (MNAC), Bucharest (RO), KunstMuseum Linz (AT), Osage Foundation (Hong Kong), Progetto Diogene, Turin (IT), Drodesera Festival, Dro (IT), Young Artists Biennial, Bucharest (RO), Oberwelt, Stuttgart (DE), Galeria Nicodim, Bucharest (RO), Nieuwe Vide, Haarlem (NL), Nest, Den Haag, (NL),  CIAP, Hasselt (BE), Barriera, Turin (IT), De Appel (NL), Suprainfinit Gallery, Bucharest (RO),  GALLLERIAPIÙ, Bologna (IT) etc.; ma anche al di fuori degli spazi istituzionali, con performance in luoghi pubblici, interventi in spazi privati e altre modalità ibride.

 

Ott
20
sab
2018
Emilio Vavarella in “Low Form” @ MAXXI – Roma
Ott 20 2018–Feb 24 2019 giorno intero

Emilio Vavarella, con la sua opera Do you like cyber? partecipa alla mostra LOW FORM a cura di Bartolomeo Pietromarchi @ MAXXI – Roma.

 

Un viaggio nell’immaginario tecnologico e surreale degli artisti di oggi tra sogni generati da computer, algoritmi creativi e avatar che si interrogano sul senso dell’esistenza

Non solo una mostra ma un laboratorio di studio e confronto su temi e questioni legati al nostro rapporto con la tecnologia e gli incredibili scenari aperti dalla sua evoluzione: Low Form. Imaginaries and Visions in the Age of Artificial Intelligence è un percorso immersivo, multimediale e multisensoriale.

In un’epoca in cui le tecnologie evolvono sempre più rapidamente e ci si interroga su quanto possa spingersi oltre il rapporto fra uomo e macchina, la mostra mette in campo le visioni di 16 artisti internazionali che mostrano un presente e un futuro la cui rappresentazione è figlia dell’inconscio tecnologico e di un immaginario dilatato, in cui si mescolano riferimenti analogici tradizionali e la conoscenza digitale iperconnessa dei nostri giorni.

Zach Blas & Jemima Wyman, Carola Bonfili, Ian Cheng, Cécile B. Evans, Pakui Hardware, Jamian Juliano-Villani, Nathaniel Mellors & Erkka Nissinen, Trevor Paglen, Agnieszka Polska, Jon Rafman, Lorenzo Senni, Avery K Singer, Cheyney Thompson, Luca Trevisani, Anna Uddenberg, Emilio Vavarella

 

Agnieszka Polska, What The Sun Has Seen, 2017. Courtesy ZAK | BRANICKA

Ott
26
ven
2018
Emilio Vavarella in “All I Know Is What’s On The Internet” @ The Photographers’ Gallery – London
Ott 26 2018–Feb 24 2019 giorno intero

Emilio Vavarella espone The Driver and the Cameras in All I Know Is What’s On The Internet, la nuova mostra della The Photographers’ Gallery di Londra.

All I Know Is What’s On The Internet presenta alcune opere contemporanee che indagano, mappano, analizzano le dinamiche culturali della produzione di conoscenza digitale esaminando la fotografia del ventunesimo secolo. In passato, la fotografia ha sempre giocato un ruolo unico nella documentazione delle circostanze e nella costruzione del sé, mentre, nel secolo corrente, il significato di una singola foto è usurpato dalla ridondanza dei concetti espressi dalle milioni di immagini della cultura industriale. Laddove le immagini digitali si moltiplicano e scorrono veloci online, la mostra considera la fotografia come una forma di conoscenza visuale, intimamente collegata ad algoritmi, robotica ed intelligenze artificiali. Come possiamo comprendere il ruolo della fotografie nell’era del “like”? Quali nuove forme di valore economico ed analfabetismo dei media derivano dal continuo ricircolo dei contenuti online?

Spostandoci dallo schermo del computer, che per sua (patinata) natura sembra sconfessare qualsiasi lato industriale, la selezione dei lavori si basa sull’esperienza dei moderatori di contenuti online, dei fotografi di Google Steet View e degli impiegati di Amazon’s Mechanical Turk, per descrivere le immagini utilizzate come algoritmi di visione artificiale. Nel costruire questo percorso, gli artisti in mostra spostano la loro attenzione sugli angoli più trascurati della pratica fotografica e sulla tecnica umana alla base di quest’industria dell’immagine.

All I Know Is What’s On The Internet presenta un’esplorazione radicale della cultura digitale in un momento in cui i confini tra verità e finzione, tra macchina ed umano, sono prepotentemente al centro dei dibattiti.

 

 

Constant Dullaart featuring Johann Heinrich Tischbein the Elder’s portrait of Friedrich II von Hessen (ca. 1770), Images Courtesy of Carroll Fletcher

Dic
1
sab
2018
Gluklya in Position #4 @ Van Abbemuseum_ Eindhoven
Dic 1 2018–Apr 28 2019 giorno intero

Gluklya dialoga assieme as altri tre artisti in Positions #4 @ Van Abbemuseum.

Positions è una sere di solo show posti in dialogo l’uno con l’altro nelle dieci gallerie del vecchio edificio che ospita il Van Abbemuseum. Ogni artista presenta un corpo significativo di opere che viene esposto in maniera non omogenea, permettendo l’interazione indiretta tra i vari artisti selezionati.

Positions #4 presenta Gluklya (Natalia Pershina-Jakimanskaya), Naeem Mohaiemen ed il duo Sandi Hilal & Alessandro Petti. I quattro artisti sono accomunati dall’utilizzo dell’arte come espressione dell’attivismo; tutti e quattro, grazie alle loro operazioni artistiche, pongono le basi per l’apertura di un dibattito sulle pressioni sociali prodotte dalla storia, dalle ingiustizie e dai cambiamenti politici. I lavori, tra linguaggio cinematografico, disegno, architettura, testi e moda, costruiscono una storia che parla di alcuni particolari luoghi nel mondo; i vistatori sono spinti a comprendere da vicino le specifiche condizioni di questi luoghi. Tutti assieme delineano l’immagine della presenza umana nel mondo e delle nuove possibilità e soluzioni che si sta creando per uscire dall difficoltà in alcuni difficili momenti. Sia eslporando il versante dei Non-Aligned Movement, che osservando la situazione di migranti e rifugiati ad Amsterdam o Bethlehem, gli artisti cercano di trasformare i fallimenti storici ed i conflitti contemporanei, in possibilità di crescita e conoscenza dalle quali ognuno possa trarre nuove ispirazioni.

Positions #4 è curata da Charles Esche e Diana Franssen.

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