Agenda

Set
12
mer
2018
Gluklya @ Garage Museum of Contemporary Art – Moscow
Set 12 2018–Gen 27 2019 giorno intero

Gluklya @ Garage Museum of Contemporary Art per The Fabric of Felicity, un progetto internazionale che mette in mostra l’utilizzo dell’abbigliamento nell’arte, totalmente al di fuori dal mondo della moda. L’esibizione coinvolge cinque continenti e oltre quaranta artisti, tra i quali alcuni rappresentanti delle avanguardie storiche, membri della scena artistica underground Sovietica e Brasiliana, e nuove generazioni di artisti provenienti da Russia, Giappone, USA, Zimbabwe e altri paesi.

La geografia dell’esposizione segue una sorta di via della seta del 21esimo secolo: le rotte dei trasporti intercontinentali e dei cicli produttivi dal materiale grezzo, il tessuto, al ready-to-wear dei brand mondiali più democratici. Basata su una serie di viaggi di ricerca dalla Svezia al Bangladesh passando sulla via di Ivanovo (Russia) e Biella (Italia), The Fabric of Felicity mina la concezione stereotipica di Ovest ed Est, Nord e Sud, e suggerisce si mettere sullo stesso piano i media artistici, i metodi e le tradizioni.

Curata da Valentin Diaconov, Ekaterina Lazareva, e Iaroslav Volovod, The Fabric of Felicity aspira a svelare variazioni e paradossi nelle dicotomie anonimato-personalità, nel lavoro e nel vestiario.

 

 

East Gallery, Garage Museum of Contemporary Art.

Athi-Patra Ruga The Night of the Long Knives #1, 2013. Courtesy dell’artista e WHATIFTHEWORLD, Cape Town

Ott
20
sab
2018
Emilio Vavarella in “Low Form” @ MAXXI – Roma
Ott 20 2018–Feb 24 2019 giorno intero

Emilio Vavarella, con la sua opera Do you like cyber? partecipa alla mostra LOW FORM a cura di Bartolomeo Pietromarchi @ MAXXI – Roma.

 

Un viaggio nell’immaginario tecnologico e surreale degli artisti di oggi tra sogni generati da computer, algoritmi creativi e avatar che si interrogano sul senso dell’esistenza

Non solo una mostra ma un laboratorio di studio e confronto su temi e questioni legati al nostro rapporto con la tecnologia e gli incredibili scenari aperti dalla sua evoluzione: Low Form. Imaginaries and Visions in the Age of Artificial Intelligence è un percorso immersivo, multimediale e multisensoriale.

In un’epoca in cui le tecnologie evolvono sempre più rapidamente e ci si interroga su quanto possa spingersi oltre il rapporto fra uomo e macchina, la mostra mette in campo le visioni di 16 artisti internazionali che mostrano un presente e un futuro la cui rappresentazione è figlia dell’inconscio tecnologico e di un immaginario dilatato, in cui si mescolano riferimenti analogici tradizionali e la conoscenza digitale iperconnessa dei nostri giorni.

Zach Blas & Jemima Wyman, Carola Bonfili, Ian Cheng, Cécile B. Evans, Pakui Hardware, Jamian Juliano-Villani, Nathaniel Mellors & Erkka Nissinen, Trevor Paglen, Agnieszka Polska, Jon Rafman, Lorenzo Senni, Avery K Singer, Cheyney Thompson, Luca Trevisani, Anna Uddenberg, Emilio Vavarella

 

Agnieszka Polska, What The Sun Has Seen, 2017. Courtesy ZAK | BRANICKA

Ott
26
ven
2018
Emilio Vavarella in “All I Know Is What’s On The Internet” @ The Photographers’ Gallery – London
Ott 26 2018–Feb 24 2019 giorno intero

Emilio Vavarella espone The Driver and the Cameras in All I Know Is What’s On The Internet, la nuova mostra della The Photographers’ Gallery di Londra.

All I Know Is What’s On The Internet presenta alcune opere contemporanee che indagano, mappano, analizzano le dinamiche culturali della produzione di conoscenza digitale esaminando la fotografia del ventunesimo secolo. In passato, la fotografia ha sempre giocato un ruolo unico nella documentazione delle circostanze e nella costruzione del sé, mentre, nel secolo corrente, il significato di una singola foto è usurpato dalla ridondanza dei concetti espressi dalle milioni di immagini della cultura industriale. Laddove le immagini digitali si moltiplicano e scorrono veloci online, la mostra considera la fotografia come una forma di conoscenza visuale, intimamente collegata ad algoritmi, robotica ed intelligenze artificiali. Come possiamo comprendere il ruolo della fotografie nell’era del “like”? Quali nuove forme di valore economico ed analfabetismo dei media derivano dal continuo ricircolo dei contenuti online?

Spostandoci dallo schermo del computer, che per sua (patinata) natura sembra sconfessare qualsiasi lato industriale, la selezione dei lavori si basa sull’esperienza dei moderatori di contenuti online, dei fotografi di Google Steet View e degli impiegati di Amazon’s Mechanical Turk, per descrivere le immagini utilizzate come algoritmi di visione artificiale. Nel costruire questo percorso, gli artisti in mostra spostano la loro attenzione sugli angoli più trascurati della pratica fotografica e sulla tecnica umana alla base di quest’industria dell’immagine.

All I Know Is What’s On The Internet presenta un’esplorazione radicale della cultura digitale in un momento in cui i confini tra verità e finzione, tra macchina ed umano, sono prepotentemente al centro dei dibattiti.

 

 

Constant Dullaart featuring Johann Heinrich Tischbein the Elder’s portrait of Friedrich II von Hessen (ca. 1770), Images Courtesy of Carroll Fletcher

Dic
1
sab
2018
Gluklya in Position #4 @ Van Abbemuseum_ Eindhoven
Dic 1 2018–Apr 28 2019 giorno intero

Gluklya dialoga assieme as altri tre artisti in Positions #4 @ Van Abbemuseum.

Positions è una sere di solo show posti in dialogo l’uno con l’altro nelle dieci gallerie del vecchio edificio che ospita il Van Abbemuseum. Ogni artista presenta un corpo significativo di opere che viene esposto in maniera non omogenea, permettendo l’interazione indiretta tra i vari artisti selezionati.

Positions #4 presenta Gluklya (Natalia Pershina-Jakimanskaya), Naeem Mohaiemen ed il duo Sandi Hilal & Alessandro Petti. I quattro artisti sono accomunati dall’utilizzo dell’arte come espressione dell’attivismo; tutti e quattro, grazie alle loro operazioni artistiche, pongono le basi per l’apertura di un dibattito sulle pressioni sociali prodotte dalla storia, dalle ingiustizie e dai cambiamenti politici. I lavori, tra linguaggio cinematografico, disegno, architettura, testi e moda, costruiscono una storia che parla di alcuni particolari luoghi nel mondo; i vistatori sono spinti a comprendere da vicino le specifiche condizioni di questi luoghi. Tutti assieme delineano l’immagine della presenza umana nel mondo e delle nuove possibilità e soluzioni che si sta creando per uscire dall difficoltà in alcuni difficili momenti. Sia eslporando il versante dei Non-Aligned Movement, che osservando la situazione di migranti e rifugiati ad Amsterdam o Bethlehem, gli artisti cercano di trasformare i fallimenti storici ed i conflitti contemporanei, in possibilità di crescita e conoscenza dalle quali ognuno possa trarre nuove ispirazioni.

Positions #4 è curata da Charles Esche e Diana Franssen.

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Gen
31
gio
2019
Débora Delmar_ Stressed, blessed and coffee obsessed
Gen 31–Mar 30 giorno intero

opening 2.2.19 h.18

31.1.19 > 30.03.19

 

“I Caffè sono luoghi dove il discorso crea la realtà, dove nascono piani giganteschi, sogni utopistici e congiure anarchiche senza che si debba lasciare la propria sedia”.                             

Montesquieu

 

Caffè come luoghi ibridi tra lavoro e tempo libero, consumo e produzione, sociale e personale. Il progetto di Débora Delmar (1986) è un tentativo di portare collegamenti tra la funzione dei bar e lo spazio della galleria, tenendo presente quanto, l’uso di scelte estetiche ben definite determini il nostro comportamento al loro interno.

Débora Delmar esplora la cultura del consumo, gli stili di vita capitalistici e l’estetica aspirazionale. È particolarmente interessata a temi come le classificazioni sociali e gli effetti crescenti della globalizzazione nella nostra quotidianità così come l’egemonia culturale e le immagini di genere e razziali utilizzate nella pubblicità.

“Stressed, blessed and coffe obsessed” più che una frase è un modo di essere legato ai ritmi frenetici della società contemporanea ed evidenzia il modo in cui la coscienza sociale sia rafforzata dalle abitudini dei consumatori.

Per GALLLERIAPIU, il lavoro dell’artista analizza l’influenza della cultura europea dei caffè nello sviluppo delle città, nelle relazioni sociali, nelle interazioni e nello stile di vita contemporaneo. L’European Café era originariamente un hub sociale, un luogo che permetteva ad artisti ed intellettuali di riunirsi. Oggi, a seconda del contesto, il caffè può assumere il carattere di status symbol, essere emblema della cultura hipster e immagine della tradizione.

L’identità tradizionale dei Caffè letterari, l’essere centri d’aggregazione e produzione di pensieri ed idee grandiosi, è stata assorbita dalla cultura contemporanea consumistica mondiale. Le grandi multinazionali si sono appropriate degli stili originali estetici ed architettonici del Café Europeo per ricreare un’esperienza relazionale ed estetica fittizia. Il caffè diventa così un brand che porta con sé un immaginario tipico, ben preciso.

In galleria, l’artista attinge dal materiale fotografico catturate dal suo iPhone durante viaggi ed esplorazioni nei caffè e nei luoghi di merchandising, tra Mexico City, Vienna, Beijing, Venezia and Londra, dove vive e lavora attualmente, creando un’installazione-ambiente che si dirama per tutto lo spazio espositivo con una serie di lavori inediti e un’installazione sonora, che operano collegamenti e meta riflessioni sulla logica del bar e della galleria.

Il percorso di Stressed, Blessed and Coffee Obsessed avrà un suo apparato esterno con la pubblicazione di un poster e di due bullettin in collaborazione con Droste Effect Magazine e curati da Vincenzo Estremo. I bullettin confluiranno poi in una pubblicazione che verrà presentata in occasione del finissage della mostra. I bullettin, pensati da Vincenzo Estremo e dalla stessa Débora Delmar, indagheranno inizialmente la pratica dell’artista messicana di base a Londra e successivamente problematizzeranno alcune delle questioni sociali e politiche connesse alla diffusione dei caffè in Europa ed in America Latina. Partendo da un approccio interdisciplinare ed appoggiandosi agli studi culturali, l’artista ed il curatore metteranno insieme una serie di materiali teorici ed iconografici al fine di raccontare le diverse sfaccettature della globalizzata cultura dei caffè e del caffè.

 

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Débora Delmar (1986, Mexico City) vive e lavora a Londra dove sta completando il programma post-laurea (MFA) della Royal Academy of Arts, dopo aver frequentato la School of Visual Arts di New York. Il suo lavoro è incentrato sull’esplorazione della cultura del consumo globale del 21esimo secolo, sull’impatto di quest’ultima nella vita quotidiana e sulle aspirazioni estetiche che ne conseguono. Delmar utilizza frequentemente installazioni multi-sensoriali e multimediali che coinvolgono scultura, video, fotografia, suono, profumo ed interventi online. Per la sua ricerca, l’artista ha adottato spesso canoni dell’estetica aziendale o strategie di marketing, ricontestualizzandoli, che l’hanno portata a fondare la Débora Delmar Corp. a New York City nel 2011. I suoi lavori sono stati esposti in mostre personali e collettive presso la 9th Berlin Biennale (Berlino), Museo Universitareo del Chopo (Mexico City), Modern Art Oxford (Oxford, UK), Museum of Modern Art (Warsaw), Museum of Contemporary Art Denver (Denver), Museo de Arte Contemporaneo de Oaxaca- MACO (Oxaca).

 

Feb
1
ven
2019
GALLLERIAPIÙ @ ARTEFIERA 2019
Feb 1–Feb 4 giorno intero

GALLLERIAPIÙ partecipa ad ARTEFIERA 2019 con Emilio Vavarella
solo show.

Padiglione 25 | Stand B37

 

1.2.19 – 3.2.19

dalle 11 alle 19

4.2.19  dalle 11 alle 17

 

Ingresso Ovest Costituzione

 

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Feb
6
mer
2019
GALLLERIAPIÙ @ Art Rotterdam 2019
Feb 6–Feb 10 giorno intero

GALLLERIAPIÙ partecipa ad Art Rotterdam 2019 con Emilio Vavarella solo show.

New Art Section | Stand 13.

 

6.2.19 | Opening su invito:
18 – 22

7.2.19 – 10.2.19

dalle 11 alle 19

Van Nellefabriek
Van Nelleweg 1
3044BC Rotterdam

 

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